Chiese e monumenti

Il borgo antico medievale è ancora per buona parte integro e sono ancora riconoscibili le mura perimetrali del castello che, seppur ormai fatte solo di frammenti, rendono l’idea della robustezza della costruzione originaria.

Ben conservate appaiono anche alcune chiese di epoca medievale: la Chiesa di Santa Maria delle Fratte, costruita tra il 1300 ed il 1400, mostra l’arco ogivale del portale con una caratteristica cornice a tortiglione, di schema gotico, al di sopra della quale si può apprezzare lo stemma dei cavalieri di Malta ai quail l’edificio appartiene.

Caratteristica appare anche la Chiesa di San Michele Arcangelo, che, eretta una prima volta dal popolo per essere stato liberato dal flagello della peste del 1656, è stata poi distrutta e ricostruita altre due volte, nel 1745 ed ai primi del 1800.

La Chiesa del SS. Salvatore è stata ricostruita sulle rovine dell’antichissima chiesa del 1400, distrutta dal terremoto del 1805.

Altri 2 monumenti di notevole interesse sono il Monumento ai Caduti della Grande Guerra, costruito in marmo di Carrara dalla Casa Beretta ed inaugurato il 20 ottobre 1920 e la fontana, posta su un poggiolo panoramico, accanto alla via principale del paese.

E’ inoltre caratteristico l’agro di San Massimo nel quale si incontrano tipiche dimore rurali, talvolta abbellite da loggiati ariosi, nelle quali sono riconoscibili tutti gli ambienti utilizzati dai proprietari per il mantenimento della famiglia: non mancano torri circolari adibite a colombaie che avevano, in periodo medievale, una funzione difensiva.

LA FONTANA DI SAN MASSIMO
Un bel giorno – come scrisse il Regio Delegato Straordinario Paolo Monticelli nella propria relazione all’ Illustrissimo Sig. Prefetto della Provincia di Campobasso in data 26 febbraio 1888 – all’amministrazione comunale di San Massimo saltò in testa di costruire una fontana, in luogo di quella che esisteva da tanti anni e che era ubicata nel luogo destinato alla costruzione della casa comunale, mai compiuta, se non dopo circa 100 anni ad opera delle amministrazioni Comunali guidate rispettivamente dai Sindaci Dante Farrace e Luigi Manfredi Selvaggi.

Vari studi furono fatti da persone tecniche e appaltatori, ma nessuno rispondeva al progetto grandioso ideato sindaco Notar Donato Selvaggi per la pubblica fontana, sicché fu invitato l’ingegnere idraulico sig. Cavaliere Sebastiano Tessitore, che elaborò un progetto completo per la conduttura dell’acqua, e relativa fontana, per la somma preventiva di lire 45.000,00.

L’asta per i lavori di conduttura della fontana andò deserta per ben due volte.

Andato infruttuoso l’appalto dell’opera per pubblica gara, l’amministrazione si rivolse all’appaltatore di opere pubbliche sig. Federico Augusto Golla, domiciliato in Napoli.

Il contratto con l’imprenditore Golla fu stipulato in Napoli in data 21 maggio 1881 fra lo stesso e l’Assessore comunale Alessandro Masella a tanto delegato dal sindaco.

Direttore dei Lavori veniva nominato il medesimo progettista ingegnere Tessitore.

L’attività  amministrativa e contrattuale fin qui posta in essere fu approvata dal consiglio comunale in data 23 giugno 1881 all’unanimità  dei voti.

Tale deliberazione fu sottoposta all’approvazione della Onorevole Deputazione provinciale ed ottenne nella tornata della stessa 6 agosto 1881 l’approvazione di massima.

L’atto ottenne l’autorizzazione circa l’appalto delle opere pubbliche a trattativa privata dalla Regia Sotto Prefettura, concessa con nota 2 settembre 1881, n. 4862.

Per l’esecuzione dell’opera fu contratto in napoli in data 25 febbraio 1882, con l’assistenza del segretario comunale Luigi Farace, fra il Sindaco Selvaggi ed il banchiere Fanelli e l’imprenditore Golla, contratto di prestito.

Quindi, l’impresa eseguì i lavori di conduttura delle acque e della pubblica fontana e venne regolarmente pagato col danaro depositato presso la Banca Napoletana del banchiere Fanelli.

La Fontana, così ralizzata, dette acqua in abbondanza nel solo periodo invernale, mentre nel corso delle estati ne dava tanto poco, da non essere neanche sufficiente ai bisogni del paese.

La Fontana, i relativi “cannelli”, l’annesso lavatoio pubblico, nonché i bagni, suddivisi per uomini e donne, hanno continuato a servire il paese per circa 90 anni o, meglio, fino all’epoca in cui le case del paese furono servite dall’approvigionamento idricoomunale e, con il progresso della tecnologia, da servizi igienici e lavatrici.

Ci accingiamo ora ad inaugurare i sotteranei della Fontana, ristrutturati con brillante ingegno intellettuale dall’architetto Giovannantonio Zampini e con paziente esecuzione effettuata dall’impresa Marcopolo di Monteroduni, e destinati ad altro uso, con l’augurio che ancora questo 21° secolo possa godere ed usufruire di una imponente opera realizzata nei primi anni dell’ultimo ventennio del 19° secolo.

E’ stato reso visitabile anche il circuito sotterraneo – in cui dominano piccole stalattiti – alla Fontana stessa, luogo suggestivo cui da bambini entravamo dall’apposita botola eludendo la sorveglianza di “zi Roberto” – Roberto Perfetto storica guardia e messo comunale del dopoguerra e della nostra infanzia, che il Paese saluta con stima e affetto.

“Ncoppa alla Font” continua ad essere, come “Nnanz alla Chiesa” il luogo toponomastico per eccellenza, un luogo per rinnovati, positivi incontri dei Sanmassimesi e dei fratelli “foresteri” che hanno scelto e continueranno a scegliere San Massimo come proprio Paese di elezione, luogo di ristoro fisico e psichico, luogo di investimento e di crescita comune.

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